RAI 3 - TGR Valle d'Aosta,
aprile
2010
Si conclude in modo eccellente la sezione teatro della
Saison
Culturelle, con un testo nuovo e una produzione locale che
supera l'ambito locale per interesse e qualitą: Vita di
Anselmo d'Aosta.
Un tavolo, tre sedie, una lavagna sullo sfondo, tre attori. Un testo costruito con rispetto e accortezza e recitato con buoni standard professionali.
L'impresa era molto difficile: fare teatro della vita di Anselmo d'Aosta, un uomo dell'undicesimo secolo, un monaco, dottore della chiesa, filosofo, ma anche un potente suo malgrado.
Donatella Ciną, autrice e co-regista ha scelto la formula del teatro nel teatro. Sulla scena si ribalta il problema: come fare teatro della vita di Anselmo.
C'č il regista, viene chiamato maestro, la sua dotta assistente e una giovane studentessa che ne sa pił di quanto sembra. Piccole dinamiche di gelosia tra le due donne che permettono il racconto degli eventi, non molti, della vita di Anselmo, la ricostruzione del quadro storico, la lettura dei suoi testi e delle testimonianze su di lui.
La curiositą č tenuta desta dal dialogo, dalle divisioni in scene che suggeriscono, sempre in modo lieve, uno svolgersi nel tempo degli incontri fra i tre, mentre la lavagna si riempie di nomi , di frecce, di simboli, di rimandi.
Si parla ogni tanto anche dei difetti di Anselmo, dei suoi favoritismi, della sua non brillante capacitą amministrativa, della sua severitą, delle sue fughe, ma viene sopratutto fuori la sua dolcezza, la sua profonditą, la sua straordinaria pretesa di capire Dio attraverso la sola ragione, anche senza il sostegno delle Sacre Scritture.
Sono i primi semi lontani di un modo di pensare nuovo da cui nascerą la filosofia moderna e la scienza, nostra contemporanea.
Chi ha assistito a questo spettacolo sa ora qualcosa di pił sulla vita, la persona e il pensiero di Anselmo. E non č poco.
Giulio Cappa
Un tavolo, tre sedie, una lavagna sullo sfondo, tre attori. Un testo costruito con rispetto e accortezza e recitato con buoni standard professionali.
L'impresa era molto difficile: fare teatro della vita di Anselmo d'Aosta, un uomo dell'undicesimo secolo, un monaco, dottore della chiesa, filosofo, ma anche un potente suo malgrado.
Donatella Ciną, autrice e co-regista ha scelto la formula del teatro nel teatro. Sulla scena si ribalta il problema: come fare teatro della vita di Anselmo.
C'č il regista, viene chiamato maestro, la sua dotta assistente e una giovane studentessa che ne sa pił di quanto sembra. Piccole dinamiche di gelosia tra le due donne che permettono il racconto degli eventi, non molti, della vita di Anselmo, la ricostruzione del quadro storico, la lettura dei suoi testi e delle testimonianze su di lui.
La curiositą č tenuta desta dal dialogo, dalle divisioni in scene che suggeriscono, sempre in modo lieve, uno svolgersi nel tempo degli incontri fra i tre, mentre la lavagna si riempie di nomi , di frecce, di simboli, di rimandi.
Si parla ogni tanto anche dei difetti di Anselmo, dei suoi favoritismi, della sua non brillante capacitą amministrativa, della sua severitą, delle sue fughe, ma viene sopratutto fuori la sua dolcezza, la sua profonditą, la sua straordinaria pretesa di capire Dio attraverso la sola ragione, anche senza il sostegno delle Sacre Scritture.
Sono i primi semi lontani di un modo di pensare nuovo da cui nascerą la filosofia moderna e la scienza, nostra contemporanea.
Chi ha assistito a questo spettacolo sa ora qualcosa di pił sulla vita, la persona e il pensiero di Anselmo. E non č poco.
Giulio Cappa
