BASIC POLIS
da  Donne in Assemblea di Aristofane
con: Marta Chiaro, Vanessa D’Agostino, Martina Dini, Alessio Esposito, Filippo Paolasini, Basilio Pappadà, Luca Rodella, Emanuela Sabatelli, Margherita Sergi, Marina Tristano, Paola Zaramella
Movimenti di scena: Marco Merlini, Scena e costumi: Catherine Chanoux, Luci: Rocco Andreacchio, Scelte musicali: Leonardo Dal Tio, Supervisione scena e luci: Lucio Diana
Regia: Donatella Cinà


Nel 392 a.C., in un momento molto buio nella storia della sua Atene, Aristofane rappresenta Donne in Assemblea e mette in scena un evento utopico: l’ascesa delle donne al potere.  
Le ateniesi, stanche di guerre e di miserie, prendono in mano con uno stratagemma il governo della città e sperimentano un tipo di società nella quale i cittadini mettono in comune i propri beni e anche il sesso.
Nella città riformata che Aristofane ci racconta, le istanze ideali sono sincere, ma anche i bisogni umani – a cominciare da quelli fisiologici – devono essere soddisfatti con urgenza. Risulta molto difficile contenerli. Lo scontro tra bisogni, potere e libertà è inevitabile e la politica fa quello che può, suscitando ilarità. Insomma parlare di merda in una commedia che tratta di politica ci fa ancora ridere?
Ciò che viene realizzato nell’esperienza di governo delle donne di Aristofane, guidate dall’idealista ma non ingenua Prassagora, è un modello base di uguaglianza, un modello base di giustizia, una Basic Polis, come abbiamo scelto di chiamarla. Ovviamente, dato il clima comico, mostra subito tutti i suoi difetti. Però ci interroga.
Dalla commedia emerge appunto un tema riassumibile brutalmente nella seguente domanda: fino a che punto tutti possono avere pari opportunità di soddisfare i propri bisogni?
Posta così, la questione può sembrare ovvia, ma la risposta non è affatto scontata.
Corrisponde a un problema di non facile soluzione che Aristofane getta sulla scena in modo radicale:  i bisogni dell'uomo civile possono essere soddisfatti senza privare altri della propria libertà? Se qualcuno consuma liberamente cibo, sesso e risorse, qualcun altro ne farà le spese in termini di privazioni e di schiavitù? C'è in questo qualcosa di osceno?
La libertà sessuale femminile e la giustizia sociale possono rapidamente trasformarsi in dispotiche fantasie di potenza ispirate dalla  necessità di salvare lo stato, ma deviate ed esposte all’egoismo dei singoli.
Per non parlare della schiavitù che certamente, nella città di Prassagora, non viene neanche messa in discussione, così come è consapevolmente accettata nel nostro presente, seppure confinata nei mondi dipendenti nei quali decentriamo le nostre produzioni.
Oggi non siamo più tanto sicuri che il nostro mondo, maturo di diritti e di benessere, sia molto diverso da questa acerba e irritante basic polis.
Ci piace però pensare che Prassagora sia la cenere da cui rinascono  - come la Fenice - i mutamenti che,  sia pure su tempi lunghissimi,  si sono prodotti e si produrranno nella condizione umana.