Vita di Anselmo d’Aosta

“ E’ l’intenzione ciò che conta, perché da lì trae origine
ogni gesto” 
Anselmo d’Aosta


La vita di Anselmo d’Aosta si colloca storicamente tra il 1033 e il 1109, al tempo della fioritura dei monasteri, della prima crociata, della lotta per le investiture, dei re normanni in Inghilterra.
Anselmo nasce in un borgo di Aosta, ai piedi delle più alte montagne d’Europa. Negli anni della giovinezza si sposta in Normandia per sete di conoscenza. Conosce Lanfranco di Pavia all’abazia del Bec, uno dei più importanti centri di cultura del medioevo. Si fa discepolo di Lanfranco e poi è priore e quindi, abate del Bec.
Dopo il chiostro, la carriera ecclesiastica. Viene chiamato a Canterbury dove diventa Arcivescovo e antagonista dei re Guglielmo il Rosso ed Enrico I, scegliendo per due volte  l’esilio per difendere la causa della libertà della Chiesa dal potere regale e proteggere i suoi fedeli dalle angherie e dai soprusi.

Portare in palcoscenico la vita di Anselmo d’Aosta può avere senso se la biografia e il  pensiero di quest’uomo, morto da più di novecento anni,  toccano oggi la nostra sensibilità, di credenti e non.
E’ su questo che ci siamo interrogati, a partire dalle suggestioni che, studiando Anselmo, si sono presentate. Innanzitutto la statura morale di Anselmo, il suo continuo chiedersi, proprio in rapporto alle  vicende della sua vita,  ciò che sia giusto fare. Per Anselmo, giusto è ciò che è conforme alla volontà di Dio, ma il problema morale è comune a tutti gli uomini, a tutte le coscienze, a prescindere da ogni fede  o orientamento. E la risposta di Anselmo è improntata ad una estrema coerenza, oggi diremmo è poco flessibile. E infatti lo colloca su un piano di totale solitudine. Ma anche di singolare levatura.
Altro tema centrale del pensiero di Anselmo, quello del fondamento razionale della fede. Un vero rovello per Anselmo, un’ossessione. Tutti, prima o poi, da credenti o da non credenti ci siamo trovati a discutere della ragionevolezza dell’esistenza di Dio. Tutti abbiamo opinioni in proposito. E il credente è spesso liquidato pregiudizialmente come ingenuo credulone. Come se l’unica opzione ragionevole fosse  quella dell’inesistenza di Dio.
Superata dal tempo, la così detta ‘prova anselmiana’ nasce dal desiderio profondo e sentito di dimostrare che fede e ragione possono incontrarsi. E ancora oggi ci interroga.

A partire dalle biografie e dai testi anselmiani il nostro spettacolo si sviluppa in modo semplice:  il regista Tommaso, la sua assistente e Matilde, una giovane stagista, sono al lavoro. Incuriositi da  Anselmo, si stanno scambiando idee e punti di vista, per uno spettacolo da realizzare.  Ricostruiscono le vicende storiche con attenzione, spirito critico, partecipazione. E con la vivacità che contraddistingue il dialogo tra persone che hanno una passione in comune.
“….Sicché la nostra opera sarà  suddivisa in tre quadri.
Nel primo quadro ci occuperemo dei primi anni trascorsi da Anselmo al Monastero del Bec, e di come fu impegnato, anzi ossessionato, dal desiderio di provare con la sola ragione l’esistenza di Dio.
Nel secondo Anselmo sarà ormai Abate del Bec e della vita monastica  conoscerà a fondo  regole, dolcezze e asprezze.
Il terzo quadro, infine ci porterà a Canterbury  in Inghilterra dove Anselmo, diventato Arcivescovo, più volte fallirà sul piano politico nello scontro con  i re normanni figli di Guglielmo il Conquistatore, ma, in una prospettiva storica, sarà un precursore,  inventerà  tempi nuovi,  difenderà la libertà della Chiesa  dalle prepotenze dei re e il diritto dell’uomo ad agire secondo rettitudine, in armonia con la  propria coscienza, inflessibile contro qualsiasi autorità”.

Vita di Anselmo d’Aosta
Con  Martina Dini, Andrea Fazzari, Marlen Pizzo
Testo Donatella Cinà
Scena e Costumi Catherine Chanoux, Alain Joly
Scelte musicali Leonardo Dal Tio
Luci Rocco Andreacchio
Foto Marzio Fachin
Regia Donatella Cinà, Marco Merlini